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robertomatatia

Perdere la Memoria…..


In questi giorni è incominciato quel tour de force coincidente con la Giornata della Memoria, tanto che sarebbe più realistico parlare di Mese della Memoria. Molti sono coloro che criticano questa ricorrenza, temendo che questa si trasformi in una data commemorativa, soprattutto davanti a studenti svogliati e annoiati. Quello che io ho potuto riscontrare, grazie ad anni di incontri e di lezioni, è che questa, nella grande maggioranza dei casi,  non è una giornata fine a sè stessa, e nemmeno una giornata di partenza per affrontare tematiche così delicate; essa è un punto d’arrivo di uno studio, o di un ragionamento durato mesi.

Dalla memoria storica, comunque sia, non si può prescindere, essa è alla base di ogni sentimento di libertà e di crescita sociale. Ricordate le pile di libri arsi dai nazisti?Oppure, in tempi più vicini a noi,la distruzione delle statue del Budda in Afghanistan o gli scempi dei terroristi dell’Isis in Iraq?Memoria e conoscenza, sono “sapere”; senza memoria, senza conoscenza viene meno il potere e il diritto di scegliere, di decidere. Si è sudditi, invece che cittadini. Ecco perché, senza eccezione, ogni dittatore di qualunque colore, di qualunque epoca, di ogni latitudine, ha cura di operare una sistematica distruzione della memoria; cancella e manipola il passato. L’inquisizione brucia libri e biblioteche, mette il “sapere” non gradito all’Indice; il nazismo brucia i libri; lo stalinismo e il maoismo li riscrivono, e con grande cura manipolano le fotografie mano a mano che gli avversari politici vengono eliminati, in modo che se ne smarrisca il ricordo. Insomma: la memoria è legata a doppio filo con i valori di libertà e democrazia.La perdita di memoria genera poi i mostri dell’intolleranza e del fanatismo. Lo vediamo un po’ ogni giorno. In Germania e in Francia si affermano movimenti e partiti xenofobi e che non si vergognano di definirsi eredi del fascismo e del nazismo; c’è poi quello che accade in Regno Unito, con l’uscita dall’Unione Europea. Negli Stati Uniti rialzano la testa Ku klux klan e cosiddetti, sedicenti “primatisti”. Anche l’Italia vuole partecipare: così gareggiano fenomeni come la Lega da una parte, il Movimento 5 Stelle dall’altra, e poi Fratelli d’Italia, Forza Nuova, Casa Pound; anche in Italia c’è la buona quota di negazionisti, che senza pudore sostengono non essere mai esistiti i campi di concentramento e le camere a gas. Sono tanti sintomi di un male temo assai più diffuso di quanto si creda; certamente sono il raccolto di una semina fatta di paura sapientemente coltivata, di timore del diverso che automaticamente additato come perverso; e via dicendo.

Concludo facendo un cenno a quei c.d. nostalgici che fanno marce simil fasciste , inquadrati in battaglioni, col braccio teso e inneggiando al duce; anche a coloro che persistono nel voler dare ai “ragazzi di Salò” pari dignità dei partigiani e dei Martiri della Resistenza. Bastano poche parole per riaffermare il mio pensiero, e sono quelle che Vittorio Foà rivolse a Carlo Mazzantini, ex repubblichino, autore del libro “L’ultimo repubblichino-sessant’anni son passati”Abbiamo vinto noi, i democratici; e tu ora ne puoi parlare con me; se vincevi tu, io sarei finito in un lager e probabilmente in un forno”. Non è differenza di poco conto.

 

 

 

 

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La pietra sbagliata


Oggi, a Faenza, si è compiuto, da parte dell’Amministrazione della Città, un gesto nobile: la posa di una pietra di inciampo, in memoria di una donna deportata ad Auschwitz, casualmente, nello stesso convoglio che deportò parte della mia famiglia. Amalia Fleischer ( n.1885) era una ebrea originariamente austriaca e, successivamente italiana. Per motivazioni che non sta a me sindacare,  nel 1920 decise di convertirsi al Cattolicesimo.Lavorò dapprima in Vaticano, e, in seguito, per una serie di casi della vita, a Faenza, nel Monastero di Santa Chiara.Venne catturata da poliziotti italiani , incarcerata dapprima a Ravenna , poi a Milano e, infine, Auschwitz. Il decreto Buffarini Guidi, del 30 Novembre 1945, che diede il via ai rastrellamenti e alle deportazioni, toccò anche lei, in quando non veniva tenuta in alcun conto la conversione di un soggetto ebreo di nascita e, in seguito convertito. Amalia è stata ricordata, nella mia città, un’altra volta, con la dedica ad un Lungofiume.Oggi con la posa della pietra di inciampo, dedicata all’ebrea Amalia Fleischer.

Ciò che mi crea dubbi non è tanto il gesto del Comune e la gioia delle Suore del Convento, simpatiche religiose anziane cariche di entusiasmo e di sincero affetto verso noi ebrei , ma è la definizione ebrea associata alla povera Amalia. Ovvio che il suo martirio ha pari dignità di quello di un qualsiasi altro deportato, ma, la nostra Amalia, si poteva definire ebrea? Di sicuro non per la religione ebraica, in quanto, nel momento della conversione ad un’altra fede religiosa, un ebreo non è più considerato tale, perde cioè il diritto di  appartenenza al popolo ebraico. Ecco, questo è il punto! Questa è la prova che le regole dei razzisti sono assurde: un tale potrebbe rinunciare alla propria razza per abbracciarne un’altra?  Comprendiamo,allora, che il concetto di razza è estremamente diverso. Qualora esistessero veramente le razze, naturalmente uno da cinese non potrebbe diventare indoeuropeo o africano. Quindi è vero l’assunto che esistono i razzisti, non le razze! Pertanto dire che la convertita Amalia Fleischer sia stata deportata perchè ebrea è un errore, certamente inconsapevole, del Comune di Faenza. Bisognerebbe dire che la nostra povera amica è stata deportata e assassinata perchè vittima di leggi criminali che definivano ebreo anche chi tale non lo era più.

I nipotini di Mussolini crescono


Da qualche tempo, l’Europa osserva in modo tiepido l’aumentare arrogante e costante delle manifestazioni provocatorie e violente dell’estremismo di destra: Forza Nuova, Casa Pound e altri movimenti minori dimostrano che,  non solo in Italia, il fascismo e il nazismo non sono stati cancellati e che hanno conquistato forti simpatie in quelle fasce di popolazione che, tempo addietro, trovavano sostegno e fiducia nei partiti della sinistra, i quali non sono stati in grado di cogliere il profondo stato di prostazione e di disagio di larghissime fasce della società. I partiti tradizionali e i nuovi populismi non danno risposte convincenti. Per questo le persone decidono di affidarsi a portatori di ipotesi più radicali, e, così, ecco che il neofascismo torna alla ribalta. Blandiscono le fasce più deboli della popolazione, purchè sia rigorosamente italiana, con iniziative di forte impatto, quali il mutuo sociale, o la prassi delle occupazioni delle case sfitte per darle in uso a canoni bassissimi a famiglie rigorosamente autoctone. Una forma di cattura del consenso, molto simile, come concetto, al voto di scambio. Nonostante sia evidente che la grave situazione economica influenzi negativamente la condizione di vita di molti nostri connazionali, i partiti politici non riescono o non vogliono dare risposte convincenti. Inoltre, la crescente ondata migratoria di massa fa sì che in molti cresca la sensazione di timore per la minaccia per due aspetti cruciali del loro patrimonio culturale: il loro livello e il loro modo di vita a causa del contatto forzato con estranei, sempre più numerosi. Ecco l’humus per la crescita di questo cancro sociale. Sono molti coloro i quali sostengono che, in realtà, si tratta di quattro gatti non in grado di costituire alcun pericolo. In tal modo, non si comprende come, queste novelle camicie nere siano, in realtà, piccole tessere di un mosaico di un puzzle di enormi dimensioni e di estensione globale…sì, globale. Infatti, questo nuovo protagonismo ha un’estensione non solo italiana, bensì europea, con sprazzi di presenze in altri parti del mondo. E’ uno dei frutti avvelenati della globalizzazione.

Noi non ci saremo


Un mese a Londra…..quanta gente vedi per le strade!? Una fiumana umana in perenne movimento, per le strade, nei grandi magazzini e, dappertutto, italiani di ogni ceto e cultura, trasferitesi nella megalopoli inglese per crearsi un futuro sicuro perchè l’ Italia…..è morta. Lo si dice ovunque, anche fra di noi; non solo fra i radical chic e gli snob. Lo sosteniamo tutti, ogni qualvolta vediamo attività chiudere, giovani disoccupati o sfruttati. Siamo noi genitori che vorremmo convincere i nostri figli ad un atto di coraggio e andare, prima che la Brexit chiuda loro le porte. Andare a vivere in una società meritocratica, garantista, con stipendi adeguati. In un ristorantino, abbiamo conosciuto Roberto, di Rimini, emigrato a Londra cinque anni fa.Ha abbandonato la riviera perchè sottopagato, senza aver mai ricevuto la tredicesima e la quattordicesima, nonostante fosse stato obbligato a firmare il contrario.Stanco, se ne andò. Dopo pochi giorni dal suo arrivo, trovò lavoro in un bar; iniziò a guadagnare bene, in società. con alcuni suoi colleghi aprì un ristorantino; in questi mesi, ha contratto un mutuo per acquistare un appartamento, appena fuori Londra. Storie simili per manager, per professionisti ed altri. Non pensate che una Nazione che non concede opportunità alla sua meglio gioventù, obbligandola ad andarsene, sia destinata a morire? Facile dare la colpa ai politici: in realtà, noi siamo vessati da una classe dirigente nella politica e nell’economia vecchia, totalmente incapace di creare alcun valore aggiunto e maggior benessere per le generazioni attuali e, ancor di più, per quelle a venire. Siamo stremati….sono stremato! Soprattutto siamo arrabbiati, nutriamo rancore, siamo stanchi di un Paese in declino e senza un via d’uscita. Non ci fidiamo più di nessuno e siamo convinti che non esista più una giustizia giusta. Chi ci fa innamorare non è più il politico che ha delle idee, perchè siamo stufi di promesse non mantenute. Per questo siamo affascinati dagli urlatori; da coloro che , scusate il termine, vomitano merda ad alto volume. Peccato! Un Paese così non può funzionare. E’ un Paese MORTO ! Un Paese sano,per progredire, deve investire nella ricerca, nell’innovazione,nella competenza, nell’istruzione; deve sostenere e scommettere su chi ha talento e genialità, qualità che creano valore aggiunto. L’Italia non lo fa; anzi, con una politica suicida, fa si che siano gli altri a godersi le sue menti migliori. Del resto, la politica ha mai creato ricchezza?

Cancro


Cari amici, è incredibile come, nella propria vita, possano capitare cose che ti incidano la pelle,le ossa,gli organi interni in modo irreversibile. Il tempo passa,la vita scorre, eppure vi sono eventi che sembrano successi pochi istanti prima. Come quella volta che, davanti allo specchio, vidi uno strano rigonfiamento sul torace.Mio suocero, medico chirurgo, appena lo vide ,decise di operarmi. Iniziarono anni di calvario, anni nei quali non riuscivo a guardare le mie figlie con felicità. Avevo paura di non star loro troppo vicino, di non vederle crescere.Non volevo che nessuno,in famiglia,capisse che gli esami,prima, e la chemio, dopo,erano necessari,certo,ma devastanti. Poi venne la radio, altro tormento. Quando tutto sembrò finito, venne una serie di problemi collaterali che mi fecero rischiare la vita più volte.Qual’è la morale di questo racconto così intimo? È che oggi è stata la giornata di raccolta fondi per l’AIRC, ed io ho pensato di portare il mio contributo oltre che l’offerta in denaro, anche col mio racconto la cui morale è: in totale ho passato quasi tre anni nei quali ho dovuto stringere i denti,lottare con rabbia,ma, soprattutto , affidarmi a dei medici,mio suocero in primis, che, a forza di cocktail farmaceutici in vena, hanno cacciato dal mio corpo quell’ospite indesiderato che si chiama cancro. È un incubo sempre presente che non riesco a soffocare:basta una parola, un alito di vento, un attimo di sgomento ed ecco che la memoria e la paura del mostro ritornano. La mia ancora di salvezza, inutile a dirlo, sono mia moglie, le mie ragazze,il mio piccolo cane, quegli affetti, insomma, che mi aiutano a capire che, sì, lottare,giorno dopo giorno,ha avuto senso.

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Litigare col passato


Seguendo l’onda del furore americano, anche da noi, da tempo, si invoca la distruzione dei monumenti scomodi : quelli dell’epoca fascista; come se, con una ruspa e qualche colpo di piccone, sia possibile purificarsi di un passato riprovevole. Si sa; da sempre i monumenti, specie quelli celebrativi, possono unire come dividere, e, quelli fascisti, sono sparsi a macchia d’olio in giro per l’Italia: obelischi, statue muscolose, palazzi dall’architettura inconfondibile. Ho visto, tempo fa , una mostra di Wildt, scultore autore di volitivi busti di Mussolini e di altre opere d’arte , perchè tali sono per me, come pure, a Salò, nel Museo diretto da Giordano Bruno Guerri ho visto una collezione di sculture celebrative del duce, fra le quali il famoso busto opera di Bertelli. Anche le pietre sanno che io non nutro alcuna simpatia per il fascismo, ma come posso non restare colpito dalla perfezione artistica di tali opere? Come posso non tenere conto che anche questa è storia dell’arte? Forse, il pittore più famoso del ventennio fu Sironi. Bisogna distruggere tutte le sue opere?E la Stazione Centrale di Milano? All’esterno fa mostra di diversi fasci littori, mentre, all’interno, vi è un sontuoso mosaico raffigurante l’incontro fra Mussolini e il re. Che fare? Buttiamo giù tutto? Per parlare della mia Romagna, che fare dei tanti palazzi di Forlì? O della magnifica opera in ceramica raffigurante la Madonna con , a lato, due angeli coi fasci littori in braccio, conservata in un convento di suore, a Predappio? Non si combattono i nostalgici di un’epoca sconfitta dalla storia con la distruzione delle sue vestigia. L’unico risultato che si otterrebbe e quello di cancellarne o affievolirne la memoria, e un popolo senza memoria, si sa, è destinato a scomparire.

La vita è una figata


Oggi, su Raiuno, è andato in onda un programma dal titolo “La vita è una figata!”, ed è vero, anzi verissimo, specie se a dirlo è la giovanissima atleta Beatrice Maria Vio. Con lei la vita è stata crudele, e la sua disgrazia è da tutti conosciuta; ma la sua gioia di vivere e la sua risata pulita e contagiosa fanno pensare che, sì, Bebe ha ragione. Nel momento più critico della sua malattia, quando ai problemi fisici si aggiungono quelli mentali, Bebe disse a suo padre che non avrebbe potuto reggere e che si sarebbe suicidata.Il padre l’abbracciò e la disse : “Bebe, la vita è una figata!”. Da allora, questo sarebbe stato il suo mantra, e dovrebbe diventare anche il nostro, che passiamo i nostri giorni lamentandoci per il lavoro che non va, per i nostri fallimenti, per la nostra incapacità di affrontare le difficoltà della vita. Avete presente la canzone di Modugno? “Tu dici non ho niente; ti sembra niente il sole, la vita , l’amore?”Questa dovrebbe essere la ragione della nostra motivazione : guardare un tramonto; allargare le braccia davanti alla profondità del mare, come per abbracciarlo; commuoversi per il pianto di un neonato e sentirsi umili e piccoli davanti a quelle persone per le quali ogni secondo della loro vita è una conquista: coloro i quali la nostra ipocrisia e il nostro desiderio di incasellare tutto e tutti in definizioni, porta a chiamare “diversamente abili”

A mia mamma


Quel 25 ottobre 2004 accade qualcosa di paradossale e,al tempo stesso, sconvolgente: mia madre lasciò questo mondo con un urlo al cielo,gli occhi sbarrati verso l’infinito. Che strano, non vi furono pianti o grida,ma volti attoniti e rassegnati.Da molti anni ognuno di noi viveva nella consapevolezza che,questo giorno, sarebbe stato per lei una liberazione. La paura che mi colse, e che mi affligge ancor oggi, è che sarebbe potuto venire il momento in cui avrei scordato il suo volto, l’armonia della sua voce,le sue labbra calde sulle mie guance. La cosa mi spaventava,anche perché, nei suoi ultimi anni di vita,raramente la si vedeva sorridere o la si sentiva parlare. I cambiamenti di un tuo caro che invecchia naturalmente difficilmente vengono colti,ma,quando una vita è devastata dalla malattia, giorno dopo giorno vedi il volto sempre più scavato, gli arti sottili; si perde la femminilità e si diventa corpi stanchi e vuoti. Mia mamma, la mia dolce mamma,oggi avrebbe compiuto 85 anni e,certamente, sarebbe stata una dolce vegliarda. La penso sempre perché, come ho detto,non voglio scordala. È assurdo che io avverta il suo vuoto ancor oggi,a 62 anni,con una bella e amata famiglia al mio fianco? No,perché penso che sarebbe stato molto bello poter condividere con lei questa mia gioia. Auguri, mamma,mia dolce mamma. Sento ancora la tua mano sfiorarmi il capo, e vorrei che tu riuscissi a sentire il bene che,ancor oggi, ti voglio

La vostra opinione


Sto leggendo quello che viene ritenuto il libro più bello di Elsa Morante,figlia di madre ebrea: L’Isola di Arturo.  Ho sottolineato “figlia di madre ebrea”,perché un brano mi ha colpito, anzi sconvolto. Che essere figli di un matrimonio misto possa essere complicato posso capirlo: confronti avuti con le mie figlie,nate da madre cattolica,  mi hanno fatto essere parte di problematiche di ricerca di identità da risolvere col guanto di velluto. Certo,è fondamentale una situazione famigliare solida,che possa essere in grado di chiudersi alle spalle tutte le pressioni negative esterne. Ma,tornando alla Morante, ecco la parte del libro che mi ha turbato : “Quelli come te,che hanno due sangui diversi nelle vene, non trovano mai riposo né contentezza; è mentre sono là, vorrebbero trovarsi qua,subito hanno voglia di scappare via.Tu te ne andrai da un luogo all’altro,come se fuggissi di prigione, e corressi in cerca di qualcuno; ma in realtà inseguirai soltanto le sorti diverse che si mischiano nel tuo sangue, perché il tuo sangue è come un animale doppio, è come un cavallo grifone ,come una sirena. E potrai anche trovare qualche compagnia di tuo gusto,fra tanta gente che si incontra al mondo; però, molto spesso, te ne starai solo. Un sangue misto di rado si trova contento in compagnia :c’è sempre qualcosa che gli fa ombra da se stesso, come il ladro e il tesoro, che si fanno ombra uno con l’altro”

Ovviamente la Morante scriveva questil pensieri in un’epoca lontana anni luce da questa odierna, ma il senso di sdoppiamento penso resti inalterato. Da ebreo modernizzato  (mi suona meglio di laico) mi viene da dire che chi vive la realtà di essere figlio di un matrimonio misto vive una situazione di potenziale arricchimento culturale e spirituale.  Tuttavia,ciò che vorrei ora è aprire un dibattito e conoscere l’altrui opinione,purché rispettosa e non violenta.Grazie

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